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La sciarpa a legaccio diagonale

Sciarpa a legaccio diagonale

Care amiche knitters, alzi al mano chi di voi non è super impegnata a sferruzzare per finire i regali natalizi!

Quest’anno, più che mai, sono impegnata su più fronti, con una inaspettata e rinnovata energia; largo quindi al knitting compulsivo 🙂

Sto portando a termine lavori, lasciati fermi da mesi (uno…addirittura..da qualche anno) e, nonostante ciò, ho ancora la presunzione di voler iniziare cose nuove da regalare questo Natale.

In programma anche le bellissime moffole che Annalisa Dione ha ideato per Crowdknitting per questo mese di dicembre…le trovo deliziose e credo siano anche veloci! Ma rientriamo nei ranghi, non divaghiamo, questa sarà un’altra storia da raccontare.

Oggi vi voglio parlare di un modello di sciarpa che ha avuto un grandissimo successo, almeno per la sottoscritta: la sciarpa a legaccio lavorata in diagonale.

L’effetto è molto fashion, la semplicità del legaccio rivisitata in una inedita modalità diagonale; ne ho confezionate alcune per lo Store di Crowdknitting (a proposito, se siete in ritardo con i regali, le trovate in vendita qui) e ne sto realizzando altre per le persone più speciali della mia famiglia.

Per confezionarle dovrete procurarvi il filato che più vi piace, io ho utilizzato il Felted Tweed di Rowan, 5 gomitoli in vari colori per la sciarpa più ‘corta’, addirittura 7 gomitoli per la più lunga.

Sono sciarpe molto avvolgenti e calde, estremamente fashion per i più giovani.

Ho giocato con i colori, abbinando sfumature di diverse tonalità e il risultato mi sembra decisamente piacevole.

Sciarpa-blu-legaccio-diagonale

Consigli per la realizzazione:

  • 5 o 7 gomitoli di Felted Tweed Rowan
  • 1 paio di ferri n.4
  • ago da maglia

Esecuzione:

Avviare 100 maglie e lavorare a punto legaccio.

A partire dal secondo ferro aumentare 1 punto ad inizio ferro (andata) e diminuire 1 punto ad inizio ferro al ritorno. Proseguire in questo modo per tutta la lunghezza della sciarpa.

Raggiunta la misura desiderata, chiudere le maglie in una sola volta e saldare le eventuali codine.

Come potete vedere l’esecuzione è una vera banalità, ma il risultato decisamente piacevole ed originale.

Forza, se iniziate subito per Natale ce la fate di sicuro!

sciarpa-rossa-legaccio-diagonale-modello

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Bentornate vacanze!

Estate, finalmente.

Dolce far niente. Per modo di dire, perchè è proprio questo il periodo in cui riesco a produrre di più, sia in termini di lavori che di idee.

Ecco quindi che per queste settimane di pausa dal lavoro ‘ufficiale’, sto raccogliendo spunti, modelli, campioni e ispirazioni per prepararmi al meglio alla stagione principe per il lavoro a maglia, l’autunno, e poi il fantastico inverno.

Per ora sappiate che la priorità sarà inserire i prodotti nel mio nuovo negozio online, che ho aperto da qualche tempo su Crowdknitting Store.

Vi avevo già parlato del progetto, vero?

Si tratta di un vero e proprio marketplace riservato a chi volesse vendere online i propri capi handmade a maglia o crochet; per vendere è sufficiente registrarsi, acquistare la membership, una minima quota annuale per il mantenimento dello spazio, e il gioco è fatto!

Si è completamente autonomi nell’inserimento dei prodotti e nella gestione del proprio negozio, anche se è possibile chiedere assistenza in qualsiasi momento, e non ci si deve preoccupare delle incombenze tecniche e burocratiche legate all’apertura di un e-commerce.

In questi primi giorni a casa, mi sono concentrata nella realizzazione di capi per bimbi; li adoro, così piccoli, coccoli  (e veloci!), quindi credo saranno i primi prodotti che inserirò nello shop online. Vi presento, in anteprima, una vestina da bimba, in lana, seta e cashmere rosa cipria, semplicissima e movimentata solo da un collo a crochet, e una copertina in lana merinos, cashmere e microfibra, lavorata a legaccio a maglia rasata.

maglioncino per bimba

collo a crochet

copertina_1

Le foto non sono delle migliori, ma farò un post dedicato non appena avrò finito i lavori.

Inoltre, in partenza per qualche giorno a Praga, ho scelto, dopo non poche incertezze, il filato che porterò con me: il Kama di Noro Filati, del quale avevo già fatto la recensione tempo fa. Probabilmente diventerà uno scialle invernale…vedremo….

Kama by Noro Yarn

Non mi resta che augurarvi buone vacanze, ovunque andrete.

A presto!

 

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Le due bambine rubano la marmellata

Ci sono ricordi che restano indelebili nella nostra mente e con il passare del tempo non sbiadiscono, anzi, sembrano diventare più brillanti, più vivi, e si arricchiscono di quei dettagli che prima sembravano offuscati.

Piccole cose, immagini, frasi, l’abbaglio di un pomeriggio d’estate, un profumo, una sensazione.

Lavorando questo completino da bimba, cardigan e scamiciatino, ho avuto per tutto il tempo di esecuzione, come la sensazione di averlo già collocato in un particolare immaginario posto nella mia mente, ma del quale i contorni erano troppo sfocati.

Finalmente sono riuscita ad allacciare i fili del pensiero e individuare quella sensazione che mi gironzolava in testa. Mi sono rivista poco più che bambina, in un’aula di scuola, a rileggere un racconto che in quei mesi di studio avevamo analizzato fino a rivoltarlo come un calzino.

Ecco che le due piccole protagoniste prendono ancora forma nella mia mente, due sorelline, delle quali l’unica informazione tangibile è che si apprestano a rubare la marmellata. Le vedete?

Si guardano intorno ed entrano nella dispensa, dove la mamma tiene i barattoli delle conserve, avvicinano una sedia alla credenza ed aprono le ante. La più grandicella prende il grande vaso della marmellata di prugne e lo appoggia al tavolo. Poi, veloci, aprono il barattolo, non senza sforzo, e affondano i cucchiai nella densa, gelatinosa, scura consistenza della marmellata.

Me le rivedo vestite di cotone a fiorellini, calze in lana e capi fatti a mano dalla mamma…eccoli, semplici golfini e caldi scamiciati.

Forse Carlotta indossa il vestito in lana color ciliegia, essenziale nella sua semplicità, lavorato in maglia rasata rovescia e coste 2/2, unica concessione un faldoncino che movimenta il davanti e due bottoncini in madreperla a forma di cuore che fissano le bretelle. Per spezzare la monocromaticità del capo, una filza in filato grigio perla segue il bordo della pettorina e degli scalfi maniche.

cardigan e vestina handmade

Ecco Camilla con il suo cardigan doppiopetto, un po’ ingombrante per rubare marmellate, ma bello caldo se si deve scappare fuori all’improvviso. Ha arrotolato la manica per non sporcare il bordo; la macchia accusatrice si vedrebbe decisamente di più sul grigio perla, piuttosto che sul rosso ciliegia del vestito della sorella.

Cardigan in lana fatto a mano

cardigan handmade doppiopetto

cardigan maniche raglan

I motivi a punto legaccio sul bordo e sulle maniche, così come il collo a scialle lavorato a costine 2/2, movimentano la semplicità del golfino.

Manica cardigan con motivo a legaccio

Dopo una bella scorpacciata di marmellata, le bimbe ripongono il vaso…forse l’hanno fatta franca, forse.

Ora, felici, corrono in giardino.

La mamma le guarda sorridendo da dietro la porta della dispensa, è il momento di pensare a qualche altro modellino da tricottare per le sue due splendide (e birichine) bimbe…

I modelli idealmente indossati da Camilla e Carlotta sono di Phildar, il filato Perla di Sydney by Filtes un misto lana merino (75%), seta (20%) e cashmere (5%).

(Tutto il resto è pura fantasia)

 

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La prova calzino

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Sono sempre stati un sogno nel cassetto, non perchè li ritenessi particolarmente irraggiungibili, ma semplicemente dovevo trovare il momento giusto: sto parlando dei calzini!

Quest’anno in particolare, il pallino continuava a frullarmi in testa e mi sussurrava, nei momenti più inaspettati ‘calzini…calzini….calzini…’

Un chiodo proprio! Ero pronta a capitolare e l’occasione si è presentata quando ho conosciuto le nostre amiche del Crowdknit Cafè di Pedavena, in particolare Stefania che, già al nostro primo incontro, tricottava con perfetta nonchalance, un bellissimo paio di calze con il gioco di ferri.

Ammirazione allo stato puro, e anche un p0′ di….non dico invidia, quella no, ma quel vago senso di rosicaggine 🙂

Tutto ciò fino ai primi di novembre, quando abbiamo partecipato al Crowdknit Cafè di Pedavena e qui, Novellina, la simpaticissima mamma di Stefania, mi ha iniziato alle meraviglie del calzino!

A dir la verità, mi ero già attrezzata con parecchie riviste sull’argomento, però le spiegazioni avevano un nonsoche di incomprensibile, gli schemi, pur bellissimi, mi frustravano con la loro sfacciata pretesa di essere semplici, e le spiegazioni davano per scontato un po’ di cose…per nulla scontate!

Ma adesso avevo a disposizione esperte sull’argomento, non potevo lasciarmi sfuggire l’occasione! Messo da parte, per una sera, il mio impegno per il progetto ‘Dal Rosa al Rosso’ (non me ne vorranno le amiche del Tempo Intrecciato :)), ho assillato per una sera Novellina per carpirle tutti i trucchi per confezionare il calzino perfetto e lei, pazientemente, mi ha seguita passo passo.

Armata di ferri circolari e Ipad, ho trovato subito il primo ostacolo; Novellina lavorava con gioco di ferri, quindi ho cambiato registro, messo da parte i miei ferri circolari e rispolverato una tecnica con la quale, sinceramente, mi sono sempre trovata benissimo, il gioco di ferri.

Il secondo ostacolo è stato la tenuta del filo; Novellina teneva il filo con la tecnica English, quindi con la mano destra, facendolo girare 2 volte intorno al mignolo e poi passato sull’indice, che con un veloce movimento lo montava sul ferro. Tecnica che proprio non mi riusciva, perchè tenendo il filo con la destra, mi veniva più semplice accompagnare il filo con tutta la mano, movimento però che mi costringeva ad un inutile passaggio e spreco di tempo. Pensandoci un attimo, ho superato il problema, lavorando con il gioco di ferri ma con tecnica Continental, quindi tenendo il filo con la mano sinistra.

Convintissima ormai di essermi portata a casa la conoscenza, dopo qualche giorno, scelta l’Aquilana per fare la prova del primo paio di calzini, mi sono messa di buona lena e piena di entusiasmo per confezionare il mio primo calzino; nessun problema con la gamba, una lavorazione a coste 2/2 con gioco di ferri.

calzini

Tutto liscio anche per l’esecuzione del calcagno….infine eccoci al tallone!

Purtroppo i miei appunti presi su Ipad non mi sono stati di grande aiuto…fatto e disfatto il tallone per circa 15 volte, ho deciso di chiedere aiuto su Crowdnitting 🙂

Ed ecco che, ai miei disperati appelli ha risposto Stefania che, in diretta su Whatsapp, mi ha seguita passo passo nella soluzione di tutti i miei problemi, facendomi capire gli errori e suggerendo pazientemente consigli e trucchi.

Così sono riuscita a portare a termine sia il tallone ed il gherone, ossia quel motivo che si crea lateralmente al calzino facendo una serie di diminuzioni, in modo tale da formare il passaggio fra il tallone e il piede.

Ecco quindi la teoria del calzino, per la pratica…beh, avete il contatto su Whatsapp?! 😀

Avviare con il gioco di ferri 56 maglie e distribuirle su 3 ferri, lavorare in circolare per 50 giri.
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Diminuire 4 maglie, ottenendo 52 punti, e proseguire a maglia rasata per  altri 14 giri.
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A questo punto, suddividere il lavoro a metà, quindi 52:2=26 su di un ferro, gli altri 26 punti suddividerli a metà sugli altri 2 ferri; si otterranno quindi 26 punti + 13 +13 su tre ferri.
Proseguire sulle 26 maglie (dietro del calzino) per formare il calcagno, partendo sul diritto del lavoro, senza mai lavorare la prima maglia, per 18 giri.
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Terminati i 18 giri, iniziare il tallone sul rovescio del lavoro: lavorare 11 maglie a rovescio, ancora 4 maglie (che saranno le centrali) poi 2 maglie insieme a rovescio, infine 1 maglia.
Girare il lavoro sul diritto: passare il primo punto (l’ultimo lavorato), lavorare a diritto le 4 maglie, 1 accavallato prendendo l’ultimo punto lavorato più un punto di quelli lasciati in sospeso, più 1 altro punto a diritto.
Girare il lavoro e lavorare a allo stesso modo finché si sono lavorati tutti i punti sospesi, ne dovrebbero rimanere 16; il risultato dovrebbe essere una conchiglia con un motivo a triangolo.
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A questo punto, riprendere i punti laterali, quelli risultati dalla lavorazione separata del tallone, riprendendo il filo più interno, così che ne risulti un bel bordo, per le misure indicate dovrebbero essere 9.
Ora, dovremmo avere 16 punti sul tallone, 9 su entrambi i lati, 13 + 13 che avevamo lasciati sospesi.
Per il gherone, iniziare a diminuire ai lati (i 9 punti ripresi) in questo modo; diminuire l’ultimo punto dei 9 laterali ripresi, nella parte superiore, verso la gamba, effettuando 1 accavallato, lavorare i 13+13, diminuire il primo punto degli altri 9 laterali, lavorando 2 maglie insieme, infine lavorare i punti del tallone.
Ripetere fino a che, sui lati, rimarranno 17 punti (4 dei 9 ripresi + 13 sospesi).
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A questo punto avremo diminuito e creato il gherone.
Formare il piede, proseguendo la lavorazione con gioco di ferri per 50 giri.
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A questo punto bisognerà formare la punta del piede, quindi bisognerà iniziare a diminuire, con accavallati regolari, in base al modello, fino a rimanere con 2 punti per ferro.
Io ho scelto la diminuzione a fascia; ho diviso le maglie su 4 ferri in questo modo, 13+12+12+13, diminuendo 4 maglie ogni due ferri per 4 volte così; lavorare 10 maglie, poi 1 accavallato, 2 maglie diritte, 2 maglie insieme, 18 maglie diritte, 2 maglie insieme, 2 maglie diritte, 1 accavallato, 10 maglie diritte.
Ripetere le stesse diminuzioni ogni ferro fino a rimanere con 2 maglie per ferro, controllando che le 2 maglie diritte tra le due coppie di diminuzioni, siano sempre lavorate regolarmente, così da formare un motivo a fascia ai lati della punta.
Tagliere il filo a circa 20 cm e passarlo all’interno dei punti rimasti, con un ago a punta arrotondata. Tirare il filo e saldare all’interno.
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Per ottenere la punta si può effettuare anche diminuzione a stella;  in questo caso le diminuzioni non si eseguono ai due lati bensì a distanza regolare su tutta la punta. Per eseguire questo tipo di diminuzione occorre avere un numero di maglie pari.

Che ve ne pare?! io sono strafelice…adesso chi mi ferma più?!

 

 

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Quando i ragazzi imparavano a lavorare a maglia facendo il servizio militare

Da bambina, curiosando di nascosto nei cassetti di mamma (chi non lo fa?!) mi capitava tra le mani una bellissima stola in morbida lana bianca e rosa, quest’ultima impreziosita da filo di lamè argento che la rendeva misteriosa e luccicante.

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Lo scialle non era lavorato a ferri, ma piuttosto un pizzo, una trama così perfetta da sembrare quasi un prodotto confezionato industrialmente…però non avendo mai visto mamma indossarlo, non avevo nemmeno mai osato approfondire.

E così la stola è rimasta lì, nel cassetto, celando la sua storia tra la carta croccante che la custodiva.

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Ma, come ogni cosa con una storia da raccontare, e quindi con uno splendido valore latente, lo scialle reclamava la sua identità, voleva svelarci la sua origine.

Voi sapete bene, perchè ve l’ho raccontato tante volte, che ho la fortuna di poter passare qualche ora del mio tempo in una deliziosa casetta in montagna, il tempo lì si ferma e si rasserena, ed è proprio in questo luogo che spesso ho modo di incontrare zio Francesco, fratello di mamma, e di chiaccherare di tante cose….ebbene si, anche di maglia.

L’immancabile lavoro che mi porto appresso, favorisce il flusso dei ricordi…ed è qui che ritorniamo allo scialle, alla morbida nuvola di lana bianca e rosa, perchè non l’avrei mai immaginato ma,  le mani che lo hanno confezionato, sono proprio quelle di zio Francesco!

L’argomento è uscito per caso, lui parlava di lana, mi raccontava che, solo cinquant’anni fa, ai tempi della sua giovinezza, tanti maschi sapevano lavorare a maglia, sapeva farlo anche lui  anche se quello scialle l’aveva fatto a telaietto. Ma dove aveva appreso la tecnica?!

Eccoci al punto signori miei; una volta anche i maschi imparavano a lavorare a maglia, senza temere di poter essere considerati femminucce, imparavano a scuola e mentre svolgevano il servizio militare, a maggior ragione durante il servizio militare!

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Imparare a lavorare a maglia poteva essere molto utile e pratico; c’era chi tricottava caldi calzettoni per se e per gli amici, centrini e sciarpe, guanti e scialli…prima per impegnare il tempo nelle lunghe ore di campo, spesso per vendere i manufatti e racimolare qualche soldo per non essere troppo di peso per la famiglia.

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Mio zio si ingegnava, confezionava uno scialle a settimana, poi li vendeva ai compagni e poteva essere indipendente.

Intelligente, furbo e decisamente sostenibile.

Direi che la filosofia dovrebbe essere presa ad esempio in questi momenti di crisi, che ne dite?!

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Paese che vai…pecorella che trovi…

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E’ stata proprio una piacevole sorpresa!  Parliamo oggi della manifestazione  “SUL FILO DI LANA”, evento che si e’ svolto domenica 22 settembre a Foza, piccolo Comune dell‘ Altopiano di Asiago. In concomitanza con le giornate della transumanza, evento che segna la fine dell’alpeggio estivo, l’Amministrazione e gli abitanti di questo piccolo Comune montano hanno voluto, con questa manifestazione, rendere omaggio alla loro storia, nella quale la pastorizia ha svolto un ruolo da protagonista.

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A  partire dal 1600 circa, la Pecora Foza era la maggior risorsa di sostentamento del luogo, divenne così importante da diventare un vero e proprio pilastro dell’economia dell’intero Altopiano; le greggi fornivano lana a tutti  i lanifici del Pedemonte ed il benessere delle comunità montane ruotava intorno ad essa.  Ma si sa’…le cose cambiano, forse anche troppo in fretta, ed in questo caso si arrivò alla pressoché estinzione della razza.

Da qui parte il lavoro di recupero della storia e della razza, fino ad arrivare all’inaugurazione, nel piccolo Museo del paese,  di una mostra permanente denominata appunto ” SUL FILO DI LANA” e allo svolgersi di eventi di piazza, che vedono le genti del luogo rivivere nei gesti di una volta , tutto quello che era legato al mondo della lana: dalla tosatura al lavaggio, dalla cardatura alla tintura, fino al gomitolo con la lavorazione del calzino, che allora regnava sovrano.

Bello vedere il fiocco di lana grezza che viene lavato (solo con acqua corrente), cardato e poi filato con tutti gli attrezzi in legno di una volta (quanta fatica però), interessante capire come veniva “rigenerata” la lana per cuscini e materassi, bellissimo comprendere tutti i passaggi dell’infeltrimento manuale della lana per poi, con tanto lavoro di “mano” arrivare al classico cappello da pastore.

Gli incontri che si fanno in queste situazioni sono i più disparati: dall’anziana signora che tricotta calzini alla velocita’ della luce, al distinto signor Vittorio, abitante dell’altopiano che per hobby  lavora al telaio, partendo dai fiocchi di lana scartati dalle pecore del vicino di casa, filando e tingendo con tutto quello che gli offre il bosco ed i prodotti della terra: un verde pistacchio con l’edera, un rosa antico con il larice, un giallo zafferano con la cipolla ed altro ancora.

Non so se anche voi provate la stessa sensazione, ma queste situazioni e questi incontri riempono un po’ il vuoto e lo smarrimento che a volte, in questo periodo un po’ travagliato, si fanno sentire.

Dai gesti di un secolo fa ad un blog, forse metaforicamente, e’ questa la strada da seguire.

Ben vengano iniziative come questa, la riscoperta e la rinascita di risorse che ci hanno permesso di essere quello che siamo, anche in un gomitolo di lana c’e’ tutta una storia da raccontare…..alla prossima allora!

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Recensione filato: Alpaca Linda by Aufburg

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Vi avevo parlato pochi giorni fa di AUFBURG, il bellissimo negozio ‘scoperto’ a Bolzano durante le vacanze estive, e del filato acquistato; oggi voglio parlarvi proprio di Alpaca Linda by Aufburg, con il quale sto confezionando un maglione per marito Alberto.

Parliamo di un filato in puro pelo di alpaca dell’animale adulto, selezionato a mano secondo la finezza, la lunghezza, ed il colore, pettinato e ritorto a 3 capi; ben 26 colori  naturali non tinti e 30 colori tinti.

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Puó essere lavorata con i ferri 3,0 oppure 4,5 se presa doppia, per maglie, maglioni, giacche, poncho, gilet, passamontagna, berretti, sciarpe…

Ora la descrizione del filato come da fascetta:

Nome: Alpaca Linda

Composizione: 100% alpaca pettinata , ritorta a 3 capi

Gomitolo: da 50 gr.

Ferri consigliati: n. 3/3,5 oppure 4,5 se lavorata a 2 fili

Metri: 167

Campione: 10X10 cm, 28 maglie per 43 ferri

Il filato è morbidissimo, soffice e piacevole da lavorare, la ritorsione è regolare, il filo resistente.
Leggermente pelosa e dall’aspetto ‘cocoon’; adattissima per capi spalla, caldi cardigan e mantelle, berrettoni e sciarpone moda.

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La resa è ottima, io l’ho lavorata ad un solo filo, con i ferri 3/3,5 e ho finito il dietro di un maglione da uomo con 2 gomitoli e 1/2, la morbidezza è impareggiabile pur essendo pelo di alpaca adulto, la prossima volta acquisterò anche il baby! .

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Il lavaggio dovrà essere adeguato, a mano in acqua tiepida con l’aggiunta di poco detersivo delicato, in negozio mi hanno consigliato (e omaggiato di un flacone) il detersivo Tenemoll indicato per capi di cashmere, angora, mohair , pelo di alpaca e lana di pecora.

Il capo non andrà troppo strizzato e dovrà asciugare steso su un panno in cotone.

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AUFBURG, tessili e filati in fibre naturali a Bolzano

AUFBURG

E’ passato un po’ di tempo dal mio ultimo post…portate pazienza…tempo di vacanze, tempo di relax e riposo 🙂

Sono proprio questi giorni di vacanza che ci permettono di poter ‘immagazzinare’ esperienze, notizie, storie da raccontarvi poi nel corso dei lunghi mesi di lavoro; i viaggi possono diventare occasioni irripetibili per noi knitters!

La settimana scorsa siamo stati a Bolzano, città sempre piacevole e sorprendente e, finalmente, sono entrata in un negozio che da un po’ ‘corteggiavo’ senza riuscire mai ad entrare per un motivo o per l’altro; si tratta di  AUFBURG che da quarant’anni propone filati e tessili in fibre naturali.

Entrando nel negozio, situato in pieno centro storico, si ha come l’impressione di entrare in una bottega d’altri tempi, in cui il fascino del fatto a mano, della tradizione e delle cose belle, è rimasto intatto negli anni senza perdere prestigio e bellezza.

Ho trovato una splendida selezione di filati naturali, svariate tipologie in gomitoli già pronti, che recensirò a breve, altri in lana, pelo di alpaca, angora, mohair, cashmere, cotone, seta, proposti in rocche e pronti per creare il vostro filato ‘su misura’; il signor Otto, titolare del negozio, mi ha spiegato, mostrandomi la macchina per la ritorcitura, che riescono a preparare filati su richiesta unendo le varie tipologie di fibre da un minimo di 2 a ben 9 fili.

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Oltre a queste meraviglie di filati, Aufburg rivende i ferri e gli accessori ADDI, detersivi naturali specifici per la cura dei nostri capi fatti a mano, cosmetici naturali e tanti prodotti per la prima infanzia, oggi quasi introvabili, come i pannolini e i ciripà (che strano risentirli!) in puro cotone.

Troverete AUFBURG al seguente indirizzo
Silbergasse 15A
I-39100 Bozen/Bolzano (BZ)

Tel.: +39 0471 971506
Fax: +39 0471 327392
aufburg@rolmail.net

Orari di apertura
Dal lunedì al venerdì: 08:30 – 12:30, 15:00 – 19:00
Sabato: 08:30 – 12:30

Insomma, una visita che consiglio vivamente a tutti gli amanti dei filati, sia per l’esclusività delle fibre che per la squisita simpatia dei titolari! Ci troviamo a Bolzano allora!

 

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Recensione filato: Purelife Revive di Rowan

Qualche tempo fa vi avevo parlato in questo post di filati riciclati ed ecosostenibili; ho avuto modo, recentemente,  di utilizzare il filato Purelife Revive di Rowan, con il quale ho confezionato un semplicissimo coprispalle a punto legaccio.

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PureLife è un filato estivo, con un bellissimo effetto tweed, prodotto con materiali completamente riciclati, quindi caratterizzato da un particolarissimo stile ‘rustico’.

La scelta di colori è buona, ben 14 splendide nuances che spaziano dal ghiaccio variegato con fucsia e verde acqua, al lime, passando da verdi, azzurri e rosa, tutti rigorosamente tweed e particolarissimi, sicuramente troverete la tonalità preferita!

Nome: Purelife Revive di Rowan

Composizione: Cotone riciclato 36%, Seta ricliclata 36%, Viscosa riciclata 28%

Tipologia: filato primavera/estate

Gomitolo: da 50 gr. , 125 metri c.a

Ferri consigliati: n. 4

Campione: 10X10 cm 22 maglie –  30 ferri (le misure sono in base ai ferri n. 4)

 

Come vi anticipavo questo filato rientra nella categoria di filati primavera/estate, al tatto risuklta un filato ‘secco’, un poò ruvido, sensazione che sparisce man mano che si prosegue con la lavorazione; il capo si ammorbidisce ma, ahimè, tende anche a dilatarsi. Tenetene conte quando fate i conteggi per la confezione di un capo.

Il mio coprispalle (non ancora indossato) mi sembra già dicentato un po’ più largo della prima volta che l’ho provato…

Con questo filato  si potranno confezionare magliette destrutturate, punti semplici perchè il tweed, e a maggior ragione questo tipo di tweed, tende a far sparire i punti troppo complicati.

Giudizio complessivo 

Qualità/Prezzo: 8/10

Cartella Colori: 9/10

Risultati: 8/10

Lavaggio: al momento senza valutazione

Resa: 7/10

Voto complessivo: 8/10

Il giudizio è complessivamente molto buono, sia per la consistenza del filato che per lo sforzo dell’azienda produttrice di produrre un filato ecosostenibile e piacevole.

Se vogliamo trovare un difetto, devo ammettere che, nel corso della lavorazione sono stata negativamente colpita dall’odore del filato, pungente e non troppo gradevole, probabilmente dovuto ai trattamenti cui il materiale da riciclare era stato sottoposto. Sembra che il filato bagnato abbia un odore disgustoso…speriamo che sia anche temporaneo!

Non c’è la necessità di un lavaggio troppo delicato; saranno sufficienti  30° con detersivo per capi delicati, senza strizzature.

Piuttosto direi di prestare attenzione all’asciugatura, il capo dovrà essere steso per evitare l’effetto ‘allungamento’ e asciugato all’ombra.

 

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Mini Boy

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E’ nato un mini boy!

E cosa regalare ad un bimbo nato in questa pazza primavera con genitori giovani e sportivi?! una comoda maglietta aperta sul dorso in morbido cotone color del ghiaccio.

Il modello è semplice, tratto dalla rivista Phildar n. 48

Ho lavorato il filato NATURA Just Cotton, che ho acquistato in grande quantità la scorsa estate e che ho trovato perfetto per mini magliette.

Occorrente:

3 gomitoli di cotone NATURA Just Cotton ghiaccio

1 gomitolo di cotone NATURA Just Cotton azzurro cielo

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1 paio di ferri n. 3

ago da maglia

6 bottoncini

Punti impiegati:

Maglia rasata 

Punto legaccio: tutti i ferri a diritto

Maglia rasata a legaccio: 1°/3° e 4° ferro lavorati a diritto – 2° ferro lavorato a rovescio. Ripetere sempre questi quattro ferri.

Diminuzione semplice a 4 maglie dal bordo: a diritto 4 maglie diritte, 1 accavallato. A rovescio, lavorare tutte le maglie tranne 6, 2 maglie insieme a rovescio e 4 maglie a rovescio.

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Confezione (taglia 3 mesi)

Dietro sinistro:

Con il cotone ghiaccio avviare 32 maglie e lavorare a maglia rasata diritta.

A 17 cm di altezza totale (circa 48 ferri), formare lo scalfo manica chiudendo a sinistra 4 maglie in una sola volta; rimangono 28 maglie.

A 27,5 cm di altezza totale (circa 76 ferri) formare la scollatura chiudendo a destra, ogni 2 ferri, 7 e 6 maglie in una sola volta. A 29 cm di altezza totale (circa 80 ferri), chiudere le 15 maglie rimaste.

Dietro destro:

Lavorare il dietro destro come per il sinistro, in senso inverso.

Davanti:

Con il cotone tinta ghiaccio avviare 56 maglie e lavorare a maglia rasata diritta. A 10 cm di altezza totale (circa 28 ferri), continuare a maglia rasata diritta ed intarsio (in questo caso alternando i colori ghiaccio e azzurro) come da seguenti indicazioni:

14 punti maglia rasata diritta, 27 punti come da schema ad intarsio, 15 punti a maglia rasata diritta.

Ecco lo schema (anche per Mini Girl :))

miniboy

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Terminati i 30 ferri dello schema ad intarsio, continuare a maglia rasata diritta con il cotone color ghiaccio.

Contemporaneamente, a 17 cm di altezza totale (48 ferri circa) formare lo scalfo manica chiudendo 4 maglie in una sola volta su ciascun lato. Rimarranno 48 maglie.

A 26 cm di altezza totale (circa 72 ferri) formare la scollatura chiudendo le 8 maglie centrali, continuando poi a chiudere ogni 2 ferri,  su ciascun lato:

3 maglie in una sola vole e 1 maglie per 2 volte

A 29 cm di altezza totale (circa 80 ferri) chiudere le 15 maglie rimanenti per le spalle.

Maniche:

Con il cotone tinta ghiaccio avviare 34 maglie e lavorare a maglia rasata diritta.

Aumentare su entrambi i lati, ogni 6 ferri, 1 maglia per 3 volte e, ogni 4 ferri, 1 maglia per 5 volte. A 15 cm di altezza totale (42 ferri circa), inserire un punto di marcatura con un filo di colore contrastante (verrà eliminato in fase di cucitura) e continuare a maglia rasata diritta.

A 17 cm di altezza totale (48 ferri circa), chiudere le 50 maglie rimanenti.

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Confezione:

Stirare i pezzi, cucire le spalle, poi le maniche facendo combaciare gli scalfi con i punti di marcatura in colore contrastante, infine i fianchi e i sottomanica. Con il cotone azzurro lavorare un giro di maglia bassa intorno al collo e alle due parti del dorso.

Cucire i 6 bottoncini a pressione sulle due metà del dorso.

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Questo il risultato… leggero, fresco, tenero mini boy!

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