Kumihimo: come funziona la tecnica, come realizzarla e dove imparare

Kumihimo: come funziona la tecnica, come realizzarla e dove imparare

Il Kumihimo è un termine giapponese che sta ad indicare un particolare tipo di treccia. Letteralmente significa “fili raccolti” perché la treccina realizzata è in effetti un vero e proprio cordino che in antichità serviva a decorare i kimono dei samurai. Il Kumihimo viene eseguito su un telaio (il marudai) con allegati i fili da intreccio tenuti fermi da piccoli pesetti. Questa tecnica ha poi preso piede come hobby e quindi sono stati inventati dei piccoli telai per il fai da te, costituiti da un disco dotato di scanalature lungo la circonferenza. Sui negozi online dedicati agli hobby manuali si possono trovare i dischetti con inclusi i fili e gli schemi da seguire per realizzare la treccia.

Realizzare un marudai da soli

Se non vogliamo comprare un telaio per il Kumihimo possiamo anche realizzarlo da soli con semplici materiali di recupero. Su youtube e in vari articoli sul web si possono trovare i modelli con le giuste misure che possiamo formare su pezzi cartone, polistirolo, gommapiuma o addirittura vecchi cd.

Se siamo artigiani creativi, possiamo realizzare un vero e proprio marudai come quello giapponese, costruendone uno in legno con relativi pesetti per i fili.

Per costruire un telaio semplice invece, possiamo seguire i passi seguenti:
ritagliare un disco del materiale scelto della circonferenza di 15 cm. Tagliare al centro un foro di 4 cm e in seguito create le tacche lungo tutto il cerchio. Le tacche devono essere profonde circa 1 cm e devono essere 32, equidistanti tra loro (aiutatevi a calcolare con un goniometro o creando il modello su carta, in questo modo, piegandolo a spicchio più volte, si ottengono le 32 posizioni delle tacche).

Per i principianti le tacche possono essere anche meno di 32, basta che siano un numero multiplo di 8, ricordatevi di segnare il numero sopra ogni fessura.

Come si esegue

Per cominciare da zero è bene imparare la tecnica usando solo 4 fili, una volta capito il meccanismo sarà possibile perfezionarsi fino ad usare 20 fili (che possono essere quelli classici in cotone, raso, lana ecc).

Per cominciare bisogna tagliare i fili tutti della stessa lunghezza e legarli insieme per farli poi passare attraverso il foro centrale del disco in modo da bloccarli grazie al nodo.

Posizionando il disco col numero 0 in basso e tenendo la numerazione in senso orario, fate passare il primo filo nella tacca 3, poi un altro nella 5 (volendo dello stesso colore, trattandosi di una posizione speculare alla prima). A questo punto, prendendo un filo di colore diverso si fa passare nella fessura 1 e un altro dello stesso colore nella 7. Si continua nello stesso modo con un altro filo ancora che passerà nelle tacche 2 e 6 per poi finire con l’ultimo che passa nel 4. Finita questa semplice procedura, si riparte dal primo filo che viene sfilato e fatto passare nello 0. Nella posizione 5 dunque andrà il filo che era nella 1, per poi proseguire secondo lo schema che preferite. Reperire schemi sui libri o nei tutorial è molto semplice.

Chiudere il bracciale

Durante la lavorazione è importante tirare i fili ogni volta che li sfiliamo o infiliamo, perché così si crea sul retro il cordoncino compatto che poi diventerà il nostro braccialetto ( o collana, dipende dalla lunghezza). Una volta finito slacciamo il nodo iniziale e tagliamo i fili in eccesso. Nei negozi di bigiotteria possiamo acquistare i classici gancetti da incollare alle estremità del nostro lavoretto per una pratica chiusura. E’ possibile, in base al materiale scelto, bruciacchiare i fili tagliati in modo da incollare più agevolmente i ganci.

Federica S.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *